Salari minimi troppo alti hanno effetti negativi anche sui dipendenti

I costi salariali sono la principale fonte di costi per molti imprenditori. Se tali costi aumentano eccessivamente, le conseguenze negative non sono avvertite solo dai datori di lavoro, ma anche dai dipendenti.  Il salario minimo di  23.-- franchi adottato dai ginevrini a livello cantonale in occasione delle ultime votazioni ha fatto scorrere molto inchiostro, perché è – di gran lunga – il più alto della Svizzera, rispetto agli altri salari minimi in vigore in alcuni cantoni. Tuttavia, fa quasi una magra figura rispetto ai salari pagati nel settore principale della costruzione, che sono i più alti dell’artigianato. Infatti, i datori di lavoro ginevrini del settore principale della costruzione pagano già un salario orario di  26.75 franchi per un operaio edile senza conoscenze professionali, mentre il salario minimo per un muratore con AFC è di 32.90 franchi.  

 

Orbene, salari minimi troppo alti sono dannosi per l’occupazione, anche in tempi normali al di fuori della crisi sanitaria, come dimostrato da studi scientifici. Infatti, l'Università della Svizzera Italiana ha ad esempio dimostrato in uno studio condotto nel nostro settore che, più cresce il numero di dipendenti interessati da un aumento del salario minimo, più diminuisce il numero totale dei dipendenti del settore principale della costruzione. Sulla base di questo studio, l’aumento generalizzato dei salari di  100.–franchi, inizialmente rivendicato dai sindacati per il 2021, significherebbe che circa il 3% dei dipendenti del nostro settore perderà il posto di lavoro. E ciò si aggiungerebbe agli effetti della crisi del coronavirus. 

 

Minimi sociali che aumentano la carenza di manodopera qualificata 

 

Oltre agli effetti negativi sull’occupazione, salari minimi troppo alti sono un ostacolo alla produttività e contribuiscono a far sì che i collaboratori ben qualificati – proprio quelli di cui abbiamo più bisogno – lascino il nostro settore.  

 

Negli ultimi 20 anni la produttività in termini reali è aumentata solo dello 0,1% nel nostro settore, contro lo 0,7% dell’economia svizzera nel suo complesso. «L’ipotesi dei salari equi» del premio Nobel per l’economia George Akerlof e dell’ex presidente della FED statunitense, Janet Yellen, mette in luce il meccanismo che porta a questa discrepanza.  

 

Un salario minimo alto permette certamente ai lavoratori poco qualificati di guadagnare di più che in un mercato del lavoro libero, dove i salari sono orientati alla produttività. Ma questi costi elevati devono essere compensati se si vuole che le aziende rimangano redditizie. Ciò significa che queste ultime non possono remunerare la loro manodopera qualificata, e quindi particolarmente produttiva, in modo proporzionato. I dipendenti ben formati guadagnano quindi meno che in un mercato libero. Si sentono quindi trattati ingiustamente e lavorano in modo meno produttivo o lasciano addirittura il settore.  

 

Un freno alla formazione 

 

Salari minimi troppo alti possono anche avere effetti perversi sui lavoratori meno qualificati. Il costante aumento dei salari registrato tra il 2004 e il 2019 (+ 0,6% in media ogni anno in termini reali) ha fatto lievitare i costi per gli imprenditori, mentre i loro margini ristagnano a un livello disperatamente basso del 2-3% (contro oltre il 7% dell’economia svizzera in generale). Confrontate con costi salariali sempre più elevati, le aziende hanno sempre meno mezzi non solo per assumere, ma anche per investire nella formazione del personale e contribuire così al suo sviluppo.   Un impatto anche sul numero di apprendisti  Sebbene siano disciplinati da altre regole, anche gli apprendisti pagano le conseguenze di un salario minimo troppo alto, come dimostra uno studio dell'Università di Amburgo. In particolare, i ricercatori hanno stabilito che l’introduzione di un salario minimo nel settore principale della costruzione tedesco ha portato a una riduzione dell’8% del numero di nuovi apprendisti assunti rispetto ad altri rami dell’artigianato.  

 

Di conseguenza, aumenta il rischio di una diminuzione del numero di apprendisti a favore di manodopera non qualificata formata sul posto di lavoro. E con ciò il rischio di aumentare ulteriormente la carenza di manodopera qualificata nel settore principale della costruzione. 

 

 Corine Fiechter e Martin Maniera 

About the author

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Susanna Vanek

Redaktion «Schweizer Bauwirtschaft»

svanek@baumeister.ch

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