Ristrutturare anziché abbandonare

Cantoni dovrebbero disporre di un certo margine di manovra affinché gli edifici agricoli esistenti ma non più in uso, come ad esempio le stalle, possano essere ristrutturati a fini turistici. È questo ciò che chiederà Martin Candinas, il Consigliere nazionale del PPD grigionese, in una mozione in parlamento quest'autunno. 

 

Il proprietario o la proprietaria di una stalla in Val Calanca, ha messo un telo di plastica sul tetto dell’edificio oramai in rovina. È un tentativo di rallentare il decadimento già in atto. È chiaro che non è previsto di investire nella preservazione dell'edificio. Anche altre stalle in disuso della regione stanno decadendo, poiché non vengono più utilizzate dai contadini e non c'è possibilità di un impiego alternativo. Il Verein für Raumentwicklung Kultur und Landschaft (RAKUL, Associazione per la cultura dello sviluppo territoriale e il paesaggio) tiene un inventario di tutti gli edifici in degrado del Canton Grigioni. La loro vista sfigura la bellezza di questa regione di montagna. In Svizzera ci sono circa 400'000 stalle e fienili, di cui circa la metà non è più utilizzata per l'agricoltura. Le principali cause sono le normative che richiedono stalle più grandi e la necessità di diventare più efficienti e quindi di depositare materiale e macchinari nello stesso luogo.  Le stalle che non vengono più utilizzate potrebbero invece essere destinate ad un nuovo utilizzo. Attualmente, le vacanze in Svizzera, soprattutto nelle regioni di montagna, sono in pieno sviluppo a causa della situazione del coronavirus. Molti turisti sarebbero felici di poter trascorrere le vacanze in una cascina ristrutturata, con semplicità e in armonia con la natura. La legge sulla pianificazione del territorio lo rende però impossibile. Se un edificio è stato costruito dopo il 1972, non è consentita una ristrutturazione per destinarlo ad un uso alternativo non agricolo, anche se il paesaggio verrebbe migliorato. È stato definito l'anno 1972 perché è in quel momento che si è distinto tra aree edificabili e aree non edificabili.

 

È stata fatale la decisione del Tribunale federale

Fino all'anno scorso, i Cantoni avevano almeno un certo margine di discrezionalità per consentire le conversioni. Una sentenza del Tribunale federale ha annullato questa possibilità. Reto Crameri, membro del PPD nel Gran Consiglio grigionese, ha affermato che la sentenza è stata un disastro, come rivela il giornale Südostschweiz. In concreto, si tratta di un piccolo insediamento chiamato «Blackter Stafel / Nigglisch Hus», che si trova sopra Arosa, a 1900 metri. Alcuni dei 14 edifici sono già stati trasformati in appartamenti di vacanza. Ciò è stato possibile perché si tratta di una zona degna di essere conservata - in altri cantoni si parla di casali - riferita a gruppi di costruzioni di valore da conservare al di fuori della zona edificabile. Il Tribunale cantonale amministrativo aveva approvato la ristrutturazione perché secondo la sua interpretazione contribuiva alla preservazione dell'immagine dei casali. L'Ufficio federale dello sviluppo territoriale ARE ha presentato ricorso al Tribunale federale contro questa decisione, il quale è stato accolto. La sentenza implica che d'ora in avanti, fienili e stalle possono essere ristrutturati solo in casi eccezionali molto rari. Devono essere protetti come edifici tipici del paesaggio e devono essere situati in una zona degna di essere conservata, correttamente definita nel piano di utilizzazione; non possono seguire delle urbanizzazioni e devono essere minacciati dal decadimento.

 

Vacanze di un altro genere

«Anche qui nel Glaronese ci sono molte stalle vuote che stanno cadendo a pezzi. È un vero peccato che non sia possibile ottenere un permesso di ristrutturazione, ad esempio per consentire alle famiglie di vivere un'esperienza di vacanza di un altro genere sulle montagne svizzere. Ciò gioverebbe a tutta l'economia di queste regioni di montagna, anche ai ristoranti o ai negozi di paese. In questi casi, la legge sulla pianificazione del territorio dovrebbe essere allentata per quanto riguarda la costruzione al di fuori della zona edificabile», afferma Hannes Schiesser, membro del Comitato centrale della SSIC.

 

Basta demonizzare!

Martin Candinas, consigliere nazionale PPD per i Grigioni, batte lo stesso chiodo. «La costruzione di edifici al di fuori della zona edificabile non può più essere demonizzata!» è il titolo di una mozione che intende presentare al Parlamento il prossimo autunno. Candinas desidera incaricare il Consiglio federale della modifica della legge sulla pianificazione del territorio per semplificare la costruzione al di fuori della zona edificabile, soprattutto per quanto riguarda edifici e impianti esistenti. I Cantoni dovrebbero inoltre essere autorizzati a definire zone turistiche specifiche, il che permetterebbe di semplificare la procedura di approvazione e di attuazione a livello cantonale. Candinas giustifica il suo approccio sottolineando che la zona di montagna è stata particolarmente colpita dalla crisi del coronavirus. Anche molte ditte fornitrici al di fuori delle destinazioni turistiche sono state fortemente colpite. Il Consiglio nazionale sottolinea che non vuole promuovere le nuove costruzione in zone ruralibensì permettere invece la ristrutturazione di edifici già esistenti, ma non più necessari a scopi agricoli. Il Consiglio nazionale si immagina un adeguato obbligo di compensazione e cioè che per la ristrutturazione di una stalla, un’altra deve essere demolitaDovrebbe essere definito che gli edifici non devono causare ulteriori investimenti in infrastrutture come ad esempio in strade. Candinas fa notare che molte delle stalle vuote sono già collegate alla rete idrica, per permettere che le mucche possano abbeverarsi al pascolo. I Comuni non devono dunque temere questi costi. 

Candinas ritiene che il sistema di insediamento decentralizzato sia uno dei punti di forza della Svizzera. «Perché ciò rimanga tale, le regioni di montagna devono avere la possibilità di creare posti di lavoro. Se si costruisce, lo faranno gli artigiani locali, e in questo modo avranno un mezzo di sostentamento». E c'è un'altra cosa che sta a cuore a Candinas: «Le aree di insediamento coprono il 7,5% del territorio svizzero. Nell'Altipiano la percentuale è del 16%, nel Canton Uri è dell'1,9% e nel Canton Grigioni del 2%. Ciò dimostra che i Cantoni di montagna agiscono con prudenza e consentono solo una modesta crescita delle aree d'insediamento». 

Autore: Susanna Vanek

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